Intervista all’avv. Olivetti, presidente di Arbitrando

Intervista all’avv. Olivetti, presidente di Arbitrando
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Intervista all’avv. Olivetti, presidente di Arbitrando

Nel panorama delle soluzioni alternative alla risoluzione delle controversie, l’arbitrato occupa un ruolo di primo piano nel sistema giuridico italiano. A promuoverlo è, tra gli altri, Arbitrando, associazione fondata nel 2011 a Milano da un gruppo interdisciplinare di professionisti — avvocati, commercialisti, ingegneri e consulenti aziendali — con lo scopo di diffondere la cultura e la pratica arbitrale, rendendola accessibile a un pubblico più ampio di utenti. L’associazione organizza corsi di formazione e convegni, offre un servizio di nomina di arbitri e opera in collaborazione con istituzioni come la Camera Arbitrale di Milano e l’Associazione Italiana per l’Arbitrato. A guidare l’associazione, dal 2020, è l’avvocato Elena Olivetti, che abbiamo intervistato.

 

Avv. Olivetti, Arbitrando compie 15 anni e Lei ne è presidente dal 2020. In questo percorso quali sono gli aspetti più importanti che Arbitrando ha portato e sta portando nel settore?

«Arbitrando è un’associazione di oltre 50 professionisti operanti in ambito giuridico nata nel 2011 a Milano e diffusasi, nel corso degli anni, su tutto il territorio nazionale. L’ampliamento del bacino di soci sia dal punto di vista geografico, sia dal punto di vista professionale, ha consentito all’associazione di valorizzare e cogliere le istanze di una pluralità di diverse figure professionali (avvocati, commercialisti, notai, ingegneri, legali di impresa) che hanno potuto far emergere le esigenze anche peculiari delle diverse aree geografiche e professionali di appartenenza. L’obiettivo principale dell’associazione è stato ed è tuttora la diffusione della cultura dell’arbitrato come strumento efficace, rapido e trasparente per la risoluzione delle controversie, attraverso il suo coordinamento da un lato, con le altre forme di ADR – in primis la mediazione – e dall’altro, con il processo statale ordinario. Nella consapevolezza che uno dei maggiori ostacoli e deterrenti alla diffusione dell’arbitrato consiste nella diffidenza verso tale strumento da parte di una larga porzione di professionisti e, in generale, di imprenditori e cittadini, diffidenza che nasce principalmente da due pregiudizi, il primo, relativo ai presunti maggiori costi dell’accesso a tale forma di giustizia privata ed il secondo consistente nella presunta non perfetta indipendenza degli arbitri, la nostra associazione ha lavorato assiduamente per scardinare i suddetti pregiudizi ed offrire all’utenza gli strumenti per cogliere le peculiarità dell’arbitrato, consentendo quindi al cittadino di “scegliere” lo strumento arbitrale tutte le volte che esso rappresenta, di fatto, il migliore strumento per la soluzione della controversia specifica. Per perseguire tale obiettivo abbiamo organizzato, spesso in collaborazione con altri enti, istituzioni pubbliche e private, ordini professionali e associazioni arbitrali, numerosi seminari, workshop e momenti di confronto rivolti sia ai professionisti di lunga data che non avevano familiarità con l’arbitrato sia ai giovani, in modo da favorire anche uno scambio intergenerazionale di competenze e valori. Questa modalità di approccio collaborativo ha permesso alla nostra associazione di accreditarsi a vari livelli, rafforzandone la missione e confermando che il futuro dell’arbitrato passa anche attraverso la capacità di evolversi e di rispondere alle esigenze di una società in continuo cambiamento. L’evoluzione del panorama giuridico della soluzione alternativa dei conflitti pare dar ragione degli sforzi messi in campo in questi anni: stiamo infatti constatando che il terreno in cui abbiamo fatto faticosamente breccia si sta aprendo; numerosi professionisti ed anche il mondo dell’accademia stanno mostrando un forte interesse su temi dei quali possiamo dire di essere stati pionieri: mi riferisco, in particolare, ai protocolli di passaggio dalla mediazione all’arbitrato, alla introduzione ed implementazione dell’arbitrato nelle controversie della crisi familiare, all’utilizzo di una forma di arbitrato semplificato per le liti di valore più modesto, temi sui quali la nostra associazione ha iniziato a lavorare fin dalla sua nascita e che oggi, a distanza di oltre un decennio, sono divenuti fortemente attrattivi, fonte di confronto e di discussione oltreché oggetto di tentativi di implementazione a più livelli».

 

La riforma Cartabia ha ridisegnato in modo significativo il quadro normativo della mediazione civile commerciale. Dal punto di vista di chi opera quotidianamente nel settore arbitrale quali sono le prospettive future, verso cosa si va incontro e in che modo?

«La riforma Cartabia ha introdotto nell’ambito della mediazione civile e commerciale nuove regole e procedure che mirano a rendere il sistema più efficiente e accessibile. Sul fronte dell’arbitrato purtroppo l’intervento del legislatore del 2022 non è stato altrettanto efficace ed esaustivo. L’arbitrato infatti è stato toccato solo in parte dalla riforma: peraltro, i due interventi più importanti, e cioè da un lato, quello che ha rafforzato il tema della indipendenza ed imparzialità degli arbitri, introducendo degli obblighi ulteriori rispetto a quelli già previsti e, dall’altro lato, l’abolizione del divieto per gli arbitri di emettere provvedimenti cautelari, hanno finalmente allineato la normativa italiana sull’arbitrato a quella degli altri paesi, rendendo quindi, sperabilmente, più appetibile il nostro paese anche da parte degli investitori esteri. Da un punto di vista sistematico si può dire che la riforma favorisca una maggiore responsabilizzazione delle parti e dei professionisti coinvolti, richiedendo, rispettivamente, una scelta più consapevole e responsabile e competenze sempre più specialistiche e aggiornate per un utilizzo strategico dello strumento arbitrale. La prassi ci sta insegnando che la direzione è quella di una sempre maggiore integrazione tra le diverse forme di ADR, non più solo alternative, ma anche integrative e complementari, sia tra di esse sia rispetto al processo ordinario, con una particolare valorizzazione della mediazione quale passaggio preliminare e di possibile apertura verso l’arbitrato, che può quindi operare come sistema aggiudicativo per definire l’intera controversia, laddove la mediazione non abbia avuto l’esito sperato, o per definire solo parzialmente la vertenza, nel caso in cui la mediazione abbia avuto un esito circoscritto. In generale si può dire che le prospettive future indicano una crescente collaborazione tra mediatori e arbitri, con l’obiettivo di offrire alle parti soluzioni più rapide, personalizzate e meno conflittuali, dando la possibilità ai professionisti di valutare la migliore strategia difensiva per il proprio cliente, attingendo ad una più ampia gamma di strumenti. In tale prospettiva, la nostra associazione sta già collaborando con alcuni ordini professionali e con alcune istituzioni arbitrali per creare gli strumenti (ad esempio protocolli di intesa, formazione specifica dei mediatori ecc.) che rendano concreta la sinergia tra mediazione e arbitrato per rispondere alle esigenze di una società moderna e dinamica. Dal punto di vista sostanziale e quindi nella piena osservanza dei limiti dell’arbitrabilità delle controversie in relazione alla disponibilità dei diritti implicati, stiamo già da tempo lavorando per creare le condizioni per l’utilizzo dell’arbitrato in settori finora non avvezzi a tale strumento, quale ad esempio l’ambito delle controversie nei rapporti familiari, valorizzando la flessibilità dello strumento, la sua capacità di interazione con le altre ADR ma anche con il processo di famiglia, al fine di un pieno superamento della parcellizzazione delle controversie, dalla durata indefinita, che costituisce il vero ostacolo alla circolazione della ricchezza».

 

Uno dei temi su cui l’osservatorio sui conflitti sulla conciliazione sta concentrando la propria attenzione è il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione come terreno privilegiato per la diffusione degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie. Quali esperienze, iniziative, proposte ha maturato Arbitrando in tale settore?

Arbitrando ha sempre cercato di intrattenere rapporti e sviluppare iniziative coinvolgendo rappresentanti di enti pubblici, ritenendo che l’arbitrato, come forma di giustizia privata, debba avere il suo canale privilegiato anche nei confronti dei soggetti istituzionali. Così, in più di una occasione, abbiamo organizzato eventi in collaborazione e con il patrocinio del Comune di Milano e della Regione Lombardia, nella profonda convinzione della grande rilevanza sociale che l’arbitrato ricopre quale strumento in grado di contribuire significativamente, nell’interesse di tutta la collettività, al perseguimento dell’obiettivo primario di chiedere e ottenere giustizia in modo efficiente, veloce e conveniente. Di fronte alla situazione oggettivamente critica degli uffici giudiziari, oberati dal carico dei giudizi pendenti, avendo come faro l’art. 111 della Costituzione che sancisce il principio del giusto processo da celebrarsi in tempi ragionevoli, Arbitrando si è fatta promotrice di soluzioni innovative idonee a garantire un più effettivo accesso alla giustizia e una tutela piena e qualificata dei diritti dei cittadini, contribuendo così al recupero dei valori di efficienza e credibilità̀ dell’intero sistema giustizia. Mi riferisco in particolare ad un progetto che abbiamo in discussione con il Tribunale di Milano per la deflazione del carico delle pendenze di fronte al Giudice di Pace che, se approvato – e ciò dipende principalmente dall’intervento di una copertura legislativa e dal reperimento di fondi – implicherà un vero e proprio “balzo” culturale e sociale considerate le importanti conseguenze in termini di accessibilità e sostenibilità sociale dell’arbitrato per tutti i cittadini. Uno sguardo a ciò che avviene in altri paesi ci conforta sulla bontà di tale progetto. Oltre a ciò, come sopra accennato, nell’ambito dello sviluppo del progetto sull’arbitrato nei rapporti di famiglia, Arbitrando ha messo a punto un tavolo di confronto fattivo e costruttivo, che ha riscosso l’interesse di una buona parte della magistratura al fine di verificare la compatibilità dello strumento arbitrale e la sua complementarietà per la risoluzione delle controversie in tale ambito, valorizzando quindi l’importanza del rapporto tra giustizia statale e giudice statale da un lato e giustizia privata e giudice privato dall’altro lato».

 

Un altro settore caro all’Osservatorio – e ad Arbitrando – è quello della formazione, fondamentale in un ambito di costante evoluzione. In tal senso quali strumenti formativi si sono finora rivelati più efficaci – e quali ancora si possono sviluppare – per tutti gli attori interessati al mondo della mediazione e dell’arbitrato?

«È indubitabile che la formazione rappresenta un pilastro fondamentale per chi opera nel mondo della mediazione e dell’arbitrato, soprattutto nel contesto attuale di costante evoluzione normativa e pratica. Per tale motivo, Arbitrando ha molto investito nel selezionare, tra i propri soci, una rosa di docenti per poter offrire all’utenza una formazione “tailor made” rivolta specificamente ai diversi professionisti interessati (avvocati, notai, commercialisti, ed altri). Abbiamo quindi sviluppato una molteplicità di format didattici che vanno dai corsi base dedicati a coloro che si avvicinano all’arbitrato per la prima volta, ai master di formazione in collaborazione con i diversi ordini professionali, a singole giornate formative su temi specifici, a eventi formativi dedicati alle associazioni di categoria e alle imprese. Nell’ambito di questa attività, che svolgiamo sia da remoto che, preferibilmente, in presenza, ci focalizziamo nel privilegiare l’aspetto dinamico ed interattivo della formazione, utilizzando vari strumenti tra cui, oltre al classico materiale didattico (dottrina e giurisprudenza), anche modelli dei principali atti e provvedimenti tipici del giudizio arbitrale (domande di arbitrato, ordinanze, verbali di udienza, lodi) raccolti in anni di prassi arbitrale da parte dei soci-docenti. Abbiamo anche realizzato un video avente ad oggetto la simulazione di una procedura arbitrale in tutte le sue fasi tipiche, che utilizziamo per offrire ai corsisti un esempio tangibile di svolgimento di procedura arbitrale. Ogni corso termina poi con una prova finale per consentire ai partecipanti di testare sé stessi e l’efficacia del corso in termini di restituzione. Manteniamo poi un continuo contatto con il mondo universitario, dal momento che numerosi nostri soci-docenti sono accademici che insegnano nelle principali università italiane, in modo tale da valorizzare il più possibile la combinazione tra formazione pratica, aggiornamento teorico e sviluppo di nuove competenze trasversali. Una delle peculiarità della nostra associazione consiste nello svolgimento di attività formativa anche a beneficio dei soci stessi: sono stati infatti creati “dipartimenti” che riuniscono i soci in base alle diverse competenze in materia di diritto sostanziale in cui i soci si confrontano trasversalmente al fine di affinare la propria competenza in materia arbitrale mediante la “restituzione” e la condivisione, in occasione di incontri periodici a tema, del frutto degli studi e delle riflessioni di ciascun dipartimento. Infine, consapevoli dell’importanza dell’attività scientifica e divulgativa anche ai fini della formazione, nel 2023 abbiamo avviato una collaborazione con la casa editrice Zanichelli. Così nel 2024 abbiamo pubblicato un’opera collettiva dal titolo “L’arbitrato dopo la riforma Cartabia – il D.Lgs. n. 149/2022 – Arbitrati speciali – Profili evolutivi”, costituito da una parte sulla riforma dell’arbitrato, una parte sugli arbitrati speciali ed una parte specificamente rivolta alle nuove prospettive di utilizzo dell’arbitrato con uno sguardo anche all’innovazione tecnologica (Intelligenza Artificiale e neuroscienze). Tra pochi giorni, invece, uscirà in libreria un nuovo volume dal titolo “Arbitrato – casi e questioni” consistente in una raccolta di casi arbitrali di particolare interesse sviluppati a partire dalle diverse expertise dei soci per offrire agli utenti un solido strumento sul piano teorico-scientifico con particolare attenzione all’esperienza applicativa, valorizzando l’analisi di casi concreti».

 

 

 

 

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