Intervista al dott. Tenore, presidente della sezione giurisdizionale della Lombardia della Corte dei Conti

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Intervista al dott. Tenore, presidente della sezione giurisdizionale della Lombardia della Corte dei Conti
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Intervista al dott. Tenore, presidente della sezione giurisdizionale della Lombardia della Corte dei Conti

Il prossimo 3 marzo si terrà la 1a Officina della Conciliazione di quest’anno, come di consueto organizzata in collaborazione tra l’Osservatorio sui Conflitti e sulla Conciliazione e la Formazione Decentrata della Scuola Superiore della Magistratura. Il tema del corso sarà “il contenzioso che coinvolge le PA e gli strumenti di prevenzione e di conciliazione delle controversie” e tra i relatori ci sarà il professore Vito Tenore, presidente della sezione giurisdizionale della Lombardia della Corte dei Conti, che abbiamo intervistato in merito.

 

Dott. Tenore, lei parteciperà all’Officina della Conciliazione che avrà come tema generale “Il contenzioso che coinvolge le PA e gli strumenti di prevenzione e di conciliazione delle controversie”. Quali sono, su tale argomento, gli aspetti più importanti che sarà bene far emergere all’attenzione degli addetti ai lavori che seguiranno l’evento?

«L’aspetto principale è far passare il principio che questi strumenti conciliativi, transattivi, di mediazione, dunque alternativi ad un contenzioso sono strumenti fondamentali per deflazionare i carichi di lavoro presso i tribunali. Sono anche fondamentali per far pagare meno soldi alle pubbliche amministrazioni e quindi per rispettare i principi – anche costituzionali – di tutela delle casse pubbliche e dei bilanci pubblici. Va superata una certa ritrosia da parte dei dirigenti a conciliare e a transingere, in particolare spesso per asseriti timori della Corte dei Conti».

 

Lei in particolare terrà una relazione sul tema “Transazione e conciliazioni della PA e paura del danno erariale: un mito da sfatare”. Qual è questo mito da sfatare e come?

«Abbiamo voluto utilizzare una terminologia cara al mondo giornalistico e della comunicazione per arrivare all’essenza del problema: un mito da sfatare. Ci riferiamo al fatto che nelle amministrazioni aleggia da decenni la cosiddetta “paura della firma”, ovvero la burocrazia difensiva, la fatica dell’amministrare come l’ha chiamata anche la Corte Costituzionale. Dunque la paura che ci siano dei giudici avvoltoi, pronti ad aggredire dipendenti che fanno conciliazioni e transazioni. In altre parole anziché seguire la vecchia logica di quelli che possiamo definire i “brontosauri” dell’amministrazione – che si rimettevano a ciò che il giudice diceva di fare – decidono invece di transigere. Insomma, sfatare il mito, la leggenda metropolitana secondo la quale chi firma una transazione, una conciliazione, e va quindi in mediazione, finisce in mano alla Corte dei Conti. E’ un concetto da smentire perché a mio avviso è vero l’esatto opposto, ovvero è chi non concilia, non transige, che corre il rischio di far pagare più soldi all’amministrazione e quindi bisogna favorire questi strumenti deflattivi del contenzioso».

 

Lei è presidente della sezione giurisdizionale della Lombardia della Corte dei Conti. In tale ambito e guardando al futuro, cosa si può ancora fare per sviluppare e per far crescere la mediazione in sinergia con il suo settore?

«Credo che la formazione sia lo strumento principale per favorire una cultura della conciliazione, della transazione, della mediazione, una cultura tesa quindi a strumenti deflattivi del contenzioso. Per esempio organizzare eventi formativi con più attori è fondamentale, perché soltanto coinvolgendo dirigenti, funzionari pubblici in momenti formativi si riesce a superare quella che prima abbiamo definito “leggenda metropolitana”, ovvero il falso mito della Corte dei Conti che persegue o perseguita chi fa transazioni. La formazione è sicuramente importante per uscire da questa logica e per aiutare un confronto sereno e pacato tra magistrati, funzionari, dirigenti e anche avvocati che danno poi un avallo, una benedizione a queste transazioni per i loro clienti che spesso sono anche soggetti pubblici. Inoltre altrettanto importante è anche fa passare il messaggio che sono in realtà davvero poche le sentenze della Corte dei Conti che hanno condannato amministratori per aver sottoscritto transazioni abnormi, illogiche, contra ius. Quando si transige si esercita un potere discrezionale in capo ai dirigenti, e la discrezionalità – in base alla nostra legge basica, la legge 20/94 – è insindacabile, perché nessun giudice può sostituirsi all’amministrazione in una valutazione discrezionale, come appunto una transazione o una conciliazione. Quindi il messaggio ai dirigenti è quello di lavorare tranquillamente perché la Corte non li perseguita».

 

 

 

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