La 1a Officina della Conciliazione 2026: ecco di cosa si è parlato

  • Home
  • /
  • Eventi
  • /
  • La 1a Officina della Conciliazione 2026: ecco di cosa si è parlato
La 1a Officina della Conciliazione 2026: ecco di cosa si è parlato
Eventi
La 1a Officina della Conciliazione 2026: ecco di cosa si è parlato

 

Lo scorso 3 marzo si è tenuta la 1a Officina della Conciliazione dell’anno, come di consueto organizzata in collaborazione tra l’Osservatorio sui Conflitti e sulla Conciliazione e la Formazione Decentrata della Scuola Superiore della Magistratura. Il corso, dal titolo “Il contenzioso che coinvolge le PA e gli strumenti di prevenzione e di conciliazione delle controversie”, si è svolto su piattaforma Teams e ha registrato una partecipazione significativa, con circa un centinaio di addetti ai lavori.

Nel corso dell’incontro, il professore Vito Tenore, presidente della sezione giurisdizionale della Lombardia della Corte dei Conti, ha posto al centro del suo intervento il valore strategico degli strumenti alternativi al contenzioso. «L’aspetto principale è stato far passare il principio che questi strumenti conciliativi, transattivi, di mediazione, dunque alternativi ad un contenzioso sono strumenti fondamentali per deflazionare i carichi di lavoro presso i tribunali. Sono anche fondamentali per far pagare meno soldi alle pubbliche amministrazioni e quindi per rispettare i principi – anche costituzionali – di tutela delle casse pubbliche e dei bilanci pubblici». Tenore ha insistito sulla necessità di superare le resistenze interne alle amministrazioni, evidenziando come «Va superata una certa ritrosia da parte dei dirigenti a conciliare e a transingere, in particolare spesso per asseriti timori della Corte dei Conti». In questo quadro si inserisce il tema della cosiddetta “paura della firma”, che il magistrato ha definito un vero e proprio equivoco culturale: «Insomma, sfatare il mito, la leggenda metropolitana secondo la quale chi firma una transazione, una conciliazione, e va quindi in mediazione, finisce in mano alla Corte dei Conti». Al contrario, ha sottolineato, «è chi non concilia, non transige, che corre il rischio di far pagare più soldi all’amministrazione». Guardando al futuro, Tenore ha indicato nella formazione lo strumento principale per diffondere una cultura della conciliazione, ricordando anche che «sono in realtà davvero poche le sentenze della Corte dei Conti che hanno condannato amministratori per aver sottoscritto transazioni abnormi, illogiche, contra ius» e ribadendo che «quando si transige si esercita un potere discrezionale in capo ai dirigenti, e la discrezionalità – in base alla nostra legge basica, la legge 20/94 – è insindacabile».

Di taglio diverso, ma complementare, l’intervento dell’avvocato Giovanna De Maio, coordinatore dell’Avvocatura della Città Metropolitana di Roma Capitale, che ha scelto un approccio dichiaratamente pragmatico, volto a mettere in luce le difficoltà concrete che ostacolano il ricorso alla transazione da parte dei dirigenti pubblici. «Per quanto riguarda mia relazione ho ritenuto opportuna dare un taglio estremamente pratico al mio intervento e quindi di far comprendere, al di là del quadro normativo di riferimento, le ragioni concrete per le quali un dirigente pubblico non riesce o comunque ha estreme difficoltà ad addivenire ad una transazione». Tra queste, De Maio ha richiamato «ragioni organizzative, di carenze di personale e di tempo, di differenti linguaggi che utilizza una pubblica amministrazione rispetto a un privato», sottolineando come la gestione delle risorse pubbliche presenti vincoli che rendono più complesso il processo decisionale. In questo contesto, ha precisato che «non si tratta, quindi, di una paura della firma rispetto a quelle che possono essere le valutazioni della Corte dei Conti», ma piuttosto di un intreccio di limiti strutturali che incidono sull’operatività quotidiana. Il percorso verso la conciliazione è quindi «un percorso lunghissimo» anche sotto il profilo procedurale, che richiede interventi non tanto sulla normativa in materia di ADR, quanto su altri ambiti ordinamentali, tra cui il testo unico degli enti locali, i poteri di spesa e la disciplina del personale. In prospettiva, De Maio ha indicato nella formazione diffusa, nel supporto tecnico e legale e nel ricambio generazionale della dirigenza elementi essenziali per rendere più effettivo il ricorso agli strumenti conciliativi.

Nel corso dell’Officina è intervenuto anche il dottor Federico Salvati, presidente della Seconda Sezione civile del Tribunale di Roma, che ha affrontato il tema della composizione della lite nei giudizi che vedono coinvolta una pubblica amministrazione. Il suo intervento ha evidenziato il ruolo del giudice nel favorire soluzioni conciliative anche in presenza di una parte pubblica, sottolineando l’importanza di un approccio collaborativo tra le parti e di una gestione del processo orientata, ove possibile, alla definizione anticipata della controversia.

 

Precedente
Successivo