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A un anno e mezzo dalla nomina, avvenuta il 18 febbraio 2025, il presidente dell’Osservatorio sui Conflitti e sulla Conciliazione, Roberto Reali, traccia un primo bilancio alla guida dell’Osservatorio sui conflitti e sulla conciliazione. Un periodo intenso, segnato dal maggiore coinvolgimento degli enti aderenti, dalla convenzione firmata con l’Università Roma Tre e il Corecom Lazio per formare i laureandi nella gestione dei conflitti, dalla ripresa dello Sportello di conciliazione di Roma Capitale e delle Camere di conciliazione, fino all’adesione della Camera di commercio di Roma. Accanto a questi risultati restano saldi i pilastri dell’Osservatorio: le Officine della conciliazione, riconosciute dalla Scuola Superiore della Magistratura come eventi formativi e pronte, da questo autunno, a svolgersi anche in presenza, e il Rapporto sui conflitti e sulla conciliazione, ormai prossimo alla pubblicazione per il triennio 2023-2025. Ma per Reali i traguardi raggiunti non sono un punto d’arrivo: l’obiettivo è valorizzare il patrimonio di ricerca ed esperienza accumulato, mettendolo a disposizione delle istituzioni, a partire dalle Commissioni Giustizia del Parlamento.
Presidente Reali, è passato circa un anno e mezzo dalla sua nomina, avvenuta il 18 febbraio 2025. Che bilancio traccia di questo primo periodo alla guida dell’Osservatorio?
«Subito dopo aver assunto la presidenza dell’Osservatorio sui conflitti e sulla conciliazione, ho rilasciato un’intervista riportata nella newsletter dell’aprile 2025, in cui indicavo i primi obiettivi che l’Osservatorio avrebbe dovuto perseguire. Mi ero proposto, in primo luogo, di ottenere un maggior coinvolgimento degli enti aderenti nell’attività e credo di aver ottenuto al riguardo dei risultati. Infatti quasi tutti, tra cui Roma Capitale, hanno nominato i rispettivi delegati nel Consiglio Direttivo e nel Comitato Scientifico, e dai suggerimenti prospettati da tali delegati sono scaturite alcune iniziative dell’Osservatorio, anche con riferimento ai temi da porre quale oggetto delle Officine della conciliazione. Avevo poi ritenuto di dover richiamare l’attenzione dell’Osservatorio sulla problematica dei conflitti. Al riguardo l’Officina della conciliazione svoltasi, con l’intervento di autorevoli relatori, il 3 marzo 2026 ha avuto quale tema specifico il contenzioso che coinvolge la Pubblica Amministrazione. Tuttavia, oltre agli obiettivi che mi ero proposto al momento dell’assunzione della presidenza dell’Osservatorio, ritengo di dover evidenziare altri risultati raggiunti. Dal punto di vista della comunicazione, nel sito del Tribunale di Roma vi è un link di collegamento al sito dell’Osservatorio, ove, tra l’altro, sono visibili le newsletter e tutte le novità in materia di A.D.R. Si tratta di un mezzo quanto mai efficace per assicurare, nei riguardi degli operatori della giustizia, la visibilità dell’attività dell’Osservatorio. Inoltre si è appena ultimato il restyling del sito web dello stesso Osservatorio. È stata poi stipulata, il 10 febbraio 2026, una convenzione tra l’Osservatorio, l’Università degli Studi Roma Tre e il Corecom Lazio, ente aderente, per istituire corsi di formazione per laureandi per conseguire le competenze necessarie per la gestione dei conflitti. I corsi saranno poi integrati da un periodo di tirocinio pratico presso il menzionato Comitato. Il primo di tali corsi sta per essere avviato. Anche per impulso dell’Osservatorio è ripresa la funzionalità dello Sportello di conciliazione di Roma Capitale, nonché di due enti aderenti, la Camera di Conciliazione di Roma e la Camera Regionale di Conciliazione, della quale è stato recentemente rinnovato, con provvedimento del presidente della Regione Lazio, il Consiglio Direttivo. Quanto a quest’ultima, voglio sottolineare che la relativa legge istitutiva, la legge regionale Lazio 7 marzo 2016, n. 1, era stata approvata in esito a un’iniziativa intrapresa, a suo tempo, proprio dall’Osservatorio. Sono in corso poi dei contatti preliminari con la Scuola Nazionale dell’Amministrazione, onde verificare se si possa intraprendere un rapporto di collaborazione relativo alla formazione in tema di A.D.R. dei funzionari pubblici, anche alla luce di quanto previsto dall’art. 1 legge 27 gennaio 2026, n. 1, che, nel modificare l’art. 1 legge 14 gennaio 1994, n. 20, ha disposto, tra l’altro, che la responsabilità del funzionario pubblico è limitata ai fatti e alle omissioni commessi con dolo nel caso di conclusione di accordi di conciliazione nel procedimento di mediazione o in sede giudiziale. Voglio poi evidenziare che costituisce motivo di particolare compiacimento l’adesione, deliberata nel luglio scorso, della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dell’agricoltura di Roma all’Osservatorio. Detto istituto è stato tra i primi a valorizzare il settore delle A.D.R. poiché, essendo l’ente esponenziale dell’attività di impresa, è ben consapevole di quanto tale attività soffra i tempi lunghi della giustizia ordinaria. Non posso, quindi, che auspicare che le proposte e i suggerimenti degli autorevoli delegati della Camera, già indicati, possano essere, nell’ambito del Comitato Scientifico, adeguatamente valutati, anche per promuovere iniziative legislative quanto meno a livello regionale. Ritengo poi che tale adesione si possa inquadrare nel più ampio ambito di una nuova “stagione” della giustizia, in cui il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha promosso, con la collaborazione anche di Unioncamere, una campagna di promozione delle procedure di risoluzione alternativa delle controversie, denominata “Scegli l’Alternativa”, proprio per diffondere un messaggio chiaro: esistono strade più rapide e meno costose rispetto alla giustizia ordinaria. Infine, a breve l’Osservatorio dovrebbe riacquisire una collocazione materiale presso il Tribunale di Roma, come per altro specificamente previsto dall’art. 2 del Regolamento. Ma i risultati raggiunti, grazie all’eccezionale impegno profuso da tutti i componenti degli organi dell’Osservatorio, non debbono essere considerati un traguardo finale, ma un incentivo per intraprendere ulteriori iniziative. Ed è già allo studio l’organizzazione di alcuni convegni. Ritengo poi che debba essere sviluppata una maggiore collaborazione con la Regione Lazio, per altro già presente con alcuni enti regionali aderenti all’Osservatorio, tra cui l’Istituto di studi giuridici Arturo Carlo Jemolo, nel solco del protocollo di intesa stipulato a suo tempo tra il Tribunale di Roma e la menzionata Regione. Inoltre la convenzione stipulata con l’Università degli Studi Roma Tre deve essere il punto di partenza per intraprendere collaborazioni con altre università».
Le Officine della conciliazione, realizzate in collaborazione con la Scuola Superiore della Magistratura, sono e restano uno dei fiori all’occhiello dell’Osservatorio. Cosa rappresentano, secondo lei, per la formazione di magistrati, avvocati e mediatori?
«La circostanza che la Scuola Superiore della Magistratura riconosca le Officine della conciliazione quali eventi formativi per i magistrati è motivo di orgoglio per l’Osservatorio ed è frutto dell’elevato livello scientifico e didattico degli illustri relatori, magistrati, avvocati, docenti universitari e funzionari pubblici, che hanno dato la loro disponibilità a svolgere le relazioni in tale ambito. In taluni casi il livello di coinvolgimento dei discenti è stato tale che si è dovuta concludere d’imperio l’Officina. Purtroppo sino a oggi le Officine si sono svolte da remoto, ma, come già auspicavo nella precedente intervista, da questo autunno si potranno realizzare, grazie alla preziosa collaborazione della Presidenza del Tribunale di Roma, in modalità mista. Quanto alla formazione, ricordo che l’art. 5-quinquies D.Lgs. 4 marzo 2010, n. 28, come introdotto dalla cosiddetta riforma Cartabia, ha previsto un onere personale per il magistrato, quanto alla formazione e al conseguente aggiornamento in materia di mediazione, tanto che la frequenza di corsi, nonché la definizione della controversia con modalità conciliativa, costituiscono elementi positivi per la valutazione di professionalità. Specularmente la formazione in materia non può certamente essere trascurata dall’avvocatura. L’attività di formazione dell’Osservatorio si inserisce in questo contesto, potendo vantare anche una ben risalente primogenitura rispetto alla normativa richiamata».
Anche il Rapporto annuale sui conflitti e sulla conciliazione ha proseguito la sua pubblicazione. Che valore attribuisce a questo strumento nel panorama della ricerca giuridica sulle A.D.R.?
«Il Rapporto, ormai di prossima pubblicazione, relativo al triennio 2023-2025, costituisce l’occasione per fare il punto della situazione sull’attività svolta, nonché per indagare specificatamente alcuni temi propri delle finalità statutarie. Infatti le relazioni contenute nel Rapporto propongono approfondimenti di temi e problematiche, corrispondenti al fine statutario dell’Osservatorio di promuovere, mediante attività di ricerca, di informazione e di studio, la cultura della mediazione nella prospettiva della conciliazione. Tutte le relazioni sono di elevatissimo livello scientifico; in esse si affronta anche il tema di grande attualità dell’utilizzazione dell’intelligenza artificiale in mediazione».
Sotto la sua presidenza l’Osservatorio ha avviato la presenza di una pagina istituzionale sul sito del Tribunale, con richiami anche alle notizie e agli approfondimenti dati dallo stesso Osservatorio, ed è stato dato anche nuovo slancio all’aspetto grafico del sito. Che ruolo gioca, secondo lei, la comunicazione, anche digitale, nel far conoscere le attività dell’ente a un pubblico più ampio?
«”Non solo è necessario operare bene, ma è altrettanto necessario farlo sapere”. Questa frase era contenuta, circa quaranta anni fa, nel periodico di un’associazione, nella parte dedicata agli avvenimenti delle articolazioni periferiche dell’associazione medesima, alle quali si chiedeva di comunicare le iniziative intraprese. Credo che in questa frase, pur risalente nel tempo, si compendi quale debba essere l’obiettivo della comunicazione di qualsivoglia organismo. Naturalmente l’evoluzione del settore della comunicazione, particolarmente nell’ultimo ventennio, ha reso quanto mai arduo individuare quale, dei molti media a disposizione, sia il più idoneo a diffondere il messaggio, tenendo sempre in debito conto il principio enunciato da Marshall McLuhan, secondo il quale il medium è di per sé il messaggio. Intuizione particolarmente apprezzabile, dal momento che, quando McLuhan elaborava tale teoria – morì, lo ricordo, nel 1980 – non esistevano né internet né, ancor meno, i social. Conseguentemente la cura del sito web, al quale si può accedere, come già ricordato, dal sito del Tribunale di Roma, deve essere una preoccupazione costante, assicurandone l’aggiornamento e l’implementazione. Se non si comunica bene, si vanifica la rilevanza di qualsivoglia pur meritoria iniziativa».
Tra le novità più rilevanti ci sono la riattivazione della Camera di Conciliazione di Roma e dello Sportello di conciliazione di Roma Capitale e la convenzione siglata con l’Università Roma Tre e con il Corecom Lazio per corsi formativi rivolti ai laureandi. Cosa significa, per l’Osservatorio, investire sulla formazione e sulla stretta collaborazione con i vari enti del settore?
«La formazione, unitamente allo studio e alla ricerca, costituisce uno dei fini statutari dell’Osservatorio. Ho prima ricordato come la convenzione con l’Università degli Studi Roma Tre debba essere di stimolo per la conclusione di accordi con altre università. Ovviamente l’attività di formazione non dovrà essere realizzata necessariamente in sede accademica, potendo al riguardo utilizzarsi risorse e iniziative degli enti aderenti, quali, ad esempio, l’Istituto Arturo Carlo Jemolo e i vari ordini professionali. Tale ipotesi sarà sicuramente posta all’attenzione degli organi dell’Osservatorio».
Guardando ai prossimi mesi, quali sono le priorità dell’Osservatorio, tra la continuità delle Officine e del Rapporto annuale e lo sviluppo dell’attività informativa e formativa? E, se dovesse indicare un obiettivo, anche ambizioso, per il futuro dell’Osservatorio, quale sarebbe?
«Credo di aver già indicato quali saranno i prossimi obiettivi dell’Osservatorio. Per altro rilevo che il patrimonio di ricerche e di esperienza accumulato dall’Osservatorio non è ancora adeguatamente valorizzato. Questa valorizzazione si attua mettendolo a disposizione di tutte le istituzioni che si occupano di A.D.R. In passato vi è stata un’interlocuzione con le Commissioni Giustizia delle assemblee parlamentari e credo che il patrimonio di cui è titolare l’Osservatorio debba essere posto nuovamente a disposizione di tali Commissioni. In conclusione di questa intervista, colgo l’occasione per ringraziare particolarmente gli enti aderenti che hanno deliberato un contributo in favore dell’Osservatorio, nonché tutti i componenti del Consiglio Direttivo e del Comitato Scientifico per l’impegno personale profuso».